venerdì 11 settembre 2009
martedì 12 maggio 2009
Earthlings e Zeigeist - I documentari 2.0
Earthlings invece descrive il rapporto tra uomo e animali evidenziando come spesso la nostra specie tratti in maniera atroce quest'ultimi. La vita necessita un equilibrio, che oggi viene a mancare. La filosofia di questo documentario sottolinea come provocare sia necessario proprio una ricerca di questo riassetto.
martedì 30 dicembre 2008
Molotov's Dispatches in Search of the Creator e la fine di Second Life?
Viene quindi da chiedersi se quando un mondo virtuale come Second Life viene esplorato dalla forma del documentario, non significhi che si sta vergando il suo epigrafo. Così Molotov's Dispatches in Search of the Creator rischia di diventare la pietra tombale di SL pur non avendone alcuna intenzione.
lunedì 17 novembre 2008
DOC - NAZIROC, denunciate falsificazioni su copie on line
Rappresentare lo sterminio degli ebrei come una festa. Questo il proposito di chi ha modificato il finale di Nazirock per poi mettere in rete la versione falsificata del film, a disposizione di chi scarica abusivamente da eMule. A seguito della denuncia del regista, Claudio Lazzaro, la Polizia delle Comunicazioni sta indagando per risalire agli autori della truffa telematica: “Chi ha scaricato la versione modificata del mio film, che purtroppo è quella più diffusa in rete”, dichiara il regista, “penserà che sono un degenerato, un pazzo furioso”.Come sono intervenuti i falsari? Nazirock è un documentario sulla destra nazifascista in Italia. Nel finale, dopo aver registrato gli interventi di chi vorrebbe negare o ridimensionale l’Olocausto, dopo aver mostrato un gruppo di giovani di Forza Nuova innalzare uno striscione che chiede a caratteri cubitali PIU’NAZIFASCISMO, il regista monta una lunga sequenza di repertorio: bambini che muoiono di fame nel ghetto di Varsavia, corpi scarnificati nei campi di concentramento nazisti. Immagini atroci. Unico commento: un silenzio attonito. Ma su questa sequenza, i falsari hanno montato una musica allegra e spensierata: una hit dei Negrita, “Rotolando verso sud”. L’effetto, per chi guarda, è nauseante: si assiste al più spietato, sistematico, massacro della storia, raccontato come fosse un evento festoso, una baldoria.“Quando mi hanno segnalato il falso”, ricorda Lazzaro, “non credevo fosse possibile. Poi ho visto e mi sono sentito male. Di fronte all’Olocausto tutti si devono fermare, con rispetto e timore. Quel crimine colpisce l’umanità intera. Tutti, senza distinzione di parte, dobbiamo raccoglierci in silenzio e riflettere. Se non vogliamo che quella cosa ritorni”.
mercoledì 23 luglio 2008
F FOR FAKE, il film saggio sul falso nell'arte
Dopo lo sceneggiato radiofonico de La Guerra dei Mondi del 1938, Welles affronta nuovamente un progetto in cui realtà e finzione tendono a fondersi, fino a diventare indistinguibili l’una dall’altra. Il regista gioca a fare il prestigiatore, il ciarlatano, l’illusionista, manipolando le immagini e trasformando la realtà a suo piacimento, come fosse un’opera d’arte. Welles, nell’incipit del film, dichiara che “Tanto per cominciare, questo è un film che parla di raggiri, di frodi e anche di bugie”, anticipando così ogni giudizio da parte dello spettatore, ma aggiunge che “quasi tutte le storie celano più o meno qualche menzogna, ma non questa volta, è la mia promessa. Nella prossima ora ciò che ascolterete sarà verità vera, basata su fatti veri”. Tanto basterebbe per aprire una profonda riflessione sul significato di falsità e di verità, ma Welles non si limita questo. A breve nuovamente conferma attraverso l’uso di sovraimpressioni come il suo film sia basato su eventi realmente accaduti.
F for Fake, titolo con cui è più noto il film, è qualcosa di diverso da un falso documentario, è in realtà un film-saggio in cui Orson Welles condensa gran parte della sua poetica artistica; una brillante e disillusa riflessione sul valore dell’arte, di cui il regista sembra voler sottolineare la sostanziale inutilità. Arte, quindi come illusione, manipolazione e ciarlataneria della quale anche Welles è succube e artefice. Non a caso egli appare spesso ripreso davanti ad una moviola cinematografica, strumento che per eccellenza crea la falsità del montaggio, capace di alterare le immagini, di romperne l’oggettività e quindi di falsarla. F for Fake nasce dal furto di un documentario, così come da un furto nascono i falsi di Elmyr, ogni elemento è frutto di una manipolazione di una forma originaria, così come la struttura stessa del film nasce dal “furto” del linguaggio del documentario.
Orson Welles, durante il film, dichiara che “La mia carriera è iniziata con un falso, l’invasione dei marziani. Avrei dovuto andare in prigione. Non devo lamentarmi: sono finito ad Hollywood!”, F for Fake potrebbe infatti essere considerata una sorta di autobiografia intellettuale attraverso cui il regista esprime la considerazione che egli provava nei confronti di se stesso, come uomo e come artista.
Il film che avrebbe dovuto intitolarsi Hoax (La beffa), poi Question Mark (Punto interrogativo), e assunse solo in seguito il nome definitivo, meriterebbe un trattazione assai più approfondita, che però trascende lo scopo di questa analisi. F for Fake è infatti un testo unico e fondamentale nella dialettica che contrappone realtà e finzione, è un saggio personale sulle interrelazioni tra arte, denaro e ciarlataneria, ma che rompe le promesse di Welles per sua ammissione esplicita.
Ripresi i panni del prestigiatore Welles, compie un’operazione che un vero illusionista non avrebbe mai osato, mettendo le carte sul tavolo e svelando ogni trucco delle sue magie, nel tentativo di rivelare il vero fine del suo film:
All’inizio di questo film io vi ho fatto una promessa, ricordate? Vi ho promesso che per un ora vi avrei detto la verità. Quell’ora è passata, negli ultimi diciassette minuti non ho fatto altro che mentire. La verità, e vi prego di perdonarci, è che abbiamo falsificato la vicenda artistica. Ovviamente come ciarlatano il mio compito è cercare di renderla reale, non che la realtà centri in qualche modo. Realtà è lo spazzolino da denti che vi attende a casa nel bicchiere. [...] Quella che noi, ciarlatani di professioni, cerchiamo di spacciare per verità, temo che la parola si un po’ pomposa, è l’arte. Lo stesso Picasso disse che l’arte è una menzogna che ci fa capire la verità.
Welles simula il linguaggio del documentario, come Elymr simulava i tratti della pittura dei grandi artisti del novecento, ma il suo film attua il processo di falsificazione ad un doppio livello, quello narrativo si somma quindi a quello linguistico. L’arte della contraffazione viene esaltata e sublimata attraverso il cinema, ma anche decostruita e analizzata in ogni suo frammento. F for Fake, in questo suo intendo, non può essere considerato un mock-documentario, in quanto viola la regola che richiede di mantenere costante il livello di credibilità della storia narrata, ma , pur essendone un anticipatore del genere, lo supera per il livello di approfondimento che raggiunge nel toccare gli argomenti legati al rapporto tra realtà e finzione. Proprio attraverso la rivelazione di aver trascorso diciassette minuti a raccontare menzogne, Welles dimostra al pubblico quanto possa essere facile falsificare una storia e, di conseguenza, cadere nella trappola di questa falsificazione. Welles chiede al pubblico che cosa sia l’arte, e risponde evidentemente che essa è una forma di magia, di illusionismo, forse un trucco, certo un insieme di verità e menzogna, di vero e di falso.
F FOR FAKE di Orson Welles
This short segment from Orson Welles' cinematic essay, F for Fake, may be the profoundest moment in cinema history. It is both uniquely moving, as well as stunningly deep philosophically---a truly rare cinematic combination. This clip should be required viewing, not only for every student of cinema, but for everyone who seeks an antidote to the world's increasing descent into cruelty and darkness. Here, Welles achieves the miraculous with amazingly simple means (note the lack of music as an emotional "guide", for example). God created Orson Welles...then broke the mold. Introduced by media psychologist, Dr. James N. Herndon.
www.orsonwelles.tv
giovedì 3 luglio 2008
lunedì 19 maggio 2008
FOOTAGE FOUND - Un sito per i video ritrovati
giovedì 17 aprile 2008
SERIE TV - Clark and Michael
It is a CBS Internet television series created by and starring Clark Duke and Michael Cera. The series takes the form of a mockumentary following Duke and Cera's ambitions to write and sell a pilot for a television series. Influences on the show include comedy group Stella, Arrested Development, British mockumentary The Office, comedian Larry David, The Larry Sanders Show and the Adult Swim block of Cartoon Network.
Duke and Cera play fictionalized versions of themselves, Cera describing the characters as "more idiotic and more deluded".The series is a low-budget affair, filmed on handheld cameras by friends of the duo. The cameras are acknowledged by Clark, Michael and others, who will sometimes address them or those operating them; in one scene, an upset Michael shouts a cameraman out of the bathroom, after which Clark angrily points out to the crew that their contract states "no bathroom stuff". Boom mics are often visible, and the crew have also intervened in fights between Clark and Michael.
Clark and Michael's ambition of producing their own television series is stated in the opening of the first episode, and forms the drive of the series. After being turned down initially, the pair come to terms with the fact that success will not be instantaneous, and continue to pursue new opportunities. Though their agent succeeds in scheduling a meeting to discuss their show with another network, Clark's drunken behavior changes their mind about picking up the show. Following this, the pair has a meeting with agent Ramsay, who recommends that Michael be made the "hero" of the series. Bothered by this, Clark reveals an idea for his own series, D.A. Dad, to the crew, and begins pursuing the concept.
Some time later, the pair are watching television together when they see an ad for D.A. Dad. Clark reacts angrily, explaining that the show was his and the concept had been taken and produced by someone else. Michael is hurt that Clark would work separately from him, but the pair eventually reconcile their differences and their arrangement returns to normal. Michael takes up driving lessons, and takes an interest in one of his fellow students. The pair try to get Kenny Loggins to perform the theme song for their show, but can't get in touch with him. Michael only barely passes his driving test, and Clark informs him that he won't be driving his car. Regretting this overreaction, he makes it up to Michael with a game of minigolf.
Guest stars
Several guest stars have made appearances in the series, including some of Michael Cera's former co-workers from Fox's Arrested Development. Tony Hale was featured in the first episode as an executive for the fictional ATC Family network, who turned down the pair's concept. Mitch Hurwitz (Arrested Development creator) appeared as agent Ramsay, while Clark Duke's attorney, Jerry Lillard, was played by Andy Richter. When Michael attended driving lessons, he was taught by David Cross. Eric Wareheim and Tim Heidecker (Tom Goes to the Mayor, Tim and Eric Awesome Show, Great Job!) both have made appearances, with Heidecker as a martial arts instructor, and Wareheim's recurring role as their neighbor, Randy. Comedian Patton Oswalt (Ratatouille) appears as a realtor who sells them an office building. Jonah Hill (Cera's Superbad co-star) and John Francis Daley (Freaks and Geeks) appear as a rival television writing team.
mercoledì 9 aprile 2008
Hoax - PORTOBELLO E LA DEMOLIZIONE DEL TURCHINO
L'esempio di A modest proposal di Jonathan Swift non è un caso isolato di aassurdità lanciate come proposte serie per risolvere uno o più problemi. In questo caso è la televisione a essere veicolo di un messaggio assurdo quanto potenzialmente plausibile. A Portobello, ospite di Enzo Tortora un uomo progetta di radere al suolo il passo del Turchino per risolvere il problema della nebbia in Val Padana.
martedì 8 aprile 2008
RIPRENDIMI - Il trailer e una clip
Il press book riporta queste affermazioni:
RIPRENDIMI, in uscita nelle sale italiane l'11 aprile racconta le tragicomiche vicende di una separazione attraverso la forma narrativa del 'mockumentary', cioé del finto documentario. E' la storia di una troupe di due persone che sta girando un documentario su una giovane coppia (30-35 anni), Giovanni (attore) e Lucia (montatrice), attraverso la quale vuole mostrare l'aspetto meno spettacolare della vita dell'attore, quello dell'insicurezza economica e del precariato. Ma tale è la precarietà anche affettiva del protagonista che entra in crisi e decide di lasciare moglie e figlioletto pochi giorni dopo l'inizio delle riprese del documentario. La troupe allora decide di usare questa separazione per raccontare come l'instabilità lavorativa della nostra generazione ne influenzi l'atteggiamento sentimentale.
La prima impressione è che si la forma del mockumentary non sia stata rispettata e come tale il film abbia rotto la regola fondamentale che vuole il falso documentario rigoroso fino alla fine. Un film ibrido, cito per esempio Il ritorno di Cagliostro, non per forza è un film sbagliato o semplicemente brutto, ma non è un mockumentary.
mercoledì 2 aprile 2008
BBC - Lo scherzo dei pinguini volanti
La BBC ha festeggiato il 1° Aprile con un gustoso video in cui si mestrerebbe una colonia di pinguini ancora in grado di volare. Ovviamente si tratta di un pesce d'aprile ben orchestrato!
giovedì 28 febbraio 2008
SPICE WORLD di Bob Spiers
Non si tratta certo di un capolavoro, ma il fatto che un fenomeno pop/commerciale come il gruppo inglese delle Spice Girl, nel momento del loro massimo "splendore", abbiano partecipato alla realizzazione di un finto/vero documentario (il confine tra cosa è vero e cosa è falso è perso già nell'essenza stessa del gruppo) rappresenta una dimostrazione di come il documentario sia percepito come una forma in grado di nobilitare anche la forma di pop più commerciale. Il risultato, lo lascio giudicare ai posteri.
Un film di Bob Spiers.
Con Roger Moore, Alan Cumming, Richard E. Grant, The Spice Girls, Jason Flemyng, Hugh Laurie.
Genere Musicale
Durata 92 minuti
Produzione Gran Bretagna 1997.
mercoledì 30 gennaio 2008
CLOVERFIELD, prime riflessioni dopo l'anteprima.
Che il film di Daniel Myrick e Eduardo Sánchez abbia fatto storia nel mondo della promozione cinematografica, questo è un dato di fatto, che lo lasciato un segno anche nella storia del cinema, questo è tutto da discutere. Nove anni fa però tutti erano certi che l’idea geniale dei due ragazzi americani di creare una campagna virale massiva, non avrebbe potuto essere replicata con tale impatto. Si sbagliavano.
La profezia è stata infranta da Abrams che ha prodotto una versione di The Blair Witch Project con Godzilla, o meglio un Godzilla alla Blair Witch. Dove mancavano gli effetti speciale nel film, a bassissimo budget, di Myrick e Sánchez, qui invece gli effetti visivi ci sono e meravigliano per la loro qualità. Non pare certo facile inserire una tale mole di computer graphic in un video sporco, mosso e fuori fuoco come quello che si ipotizza sia stato acquisito dal Governo USA come evidence, il ben noto espediente del found footage. 
Ma il ciclone Abrams non si limita a un film d’effetto. Memore delle Lost Experience e dei Flight 815 per la promozione di Lost, il suo staff ha inondato la rete di indizi (veri o falsi), spezzoni di video (apparentemente rubati), alimentando in modo ossessivo una Cloverfield-mania (iniziata con la data 01-18-2008). Incredibile la quatità di materiale che si presto diffusa in rete, generata anche dagli stessi utenti. Le ipotesi sulla forma del mostro, le illazioni di messaggi nascosti nella locandina (assolutamente geniali per fantasia, quanto infondati nella realtà).

Cloverfield è la dimostrazione che ormai il cinema non si lo si fa più solo in sala, ma anche che la rete è definitivamente lo strumento più potente per comunicare a costi nulli, ma anche con milioni di dollari di budget. Assolutamente geniale, sebbene tutto quello che pare nuovo in Cloverfield è in realtà il trionfo del già visto.
mercoledì 16 gennaio 2008
Il trailer di DIARY OF THE DEAD di George A.Romero
Ecco il trailer ufficiale di Diary of the Dead di George A. Romero. Su Myspace la pagina ufficiale del regista.
martedì 8 gennaio 2008
Misterioso incidente su una piattaforma oceanica
Siamo dalle parti di Cloverfield?
venerdì 30 novembre 2007
Superheroes: Where Are They Now?
Ecco un trailer esilante di un film che (forse) non si farà mai. Superheroes: Where Are They Now? Ovvero ecco svelato come vivono la loro vecchiaia in pensione i più grandi supereroi!
giovedì 29 novembre 2007
A DAY WITHOUT MEXICANS di Sergio Arau
Cosa succederebbe se un giorno la ricca California si svegliasse e si rendesse conto che tutti i messicani sono spariti? Per qualcuno potrebbe essere un sogno, ma presto si renderebbero conto che molti lavori, che nessun americano vorrebbe fare, sarebbero completamente senza mano d'opera.Ho visto questo documentario giusto sabato, a casa, grazie alla videoteca digitale in dotazione con l’abbonamento alla tv via cavo.
Immaginate un giorno che tutte le persone di un’etnia diversa dalla vostra o diversa dalle etnie "approvate" spariscano. Un giorno solo. Quelle persone di cui tutti si lamentano (sono ladri, vengono a prendersi il nostro lavoro), un giorno spariscono come misteriosamente inghiottiti da una nebbia che circonda l’Italia.
Solo che nel documentario la terra e’ la California, e l’etnia di cui tutti si lamentano (sono ladri, rubano, portano droga, violenza, e ci rubano il lavoro) e’ quella messicana. Il documentario, molto intelligentemente, fa notare che nella parola messicano sono racchiuse tutte le popolazioni di lingua spagnola. Un po’ come se hai gli occhi a mandorla sei cinese (e non coreano, giapponese eccetera).
Una strana nebbia circonda la California, isolandola da tutti i contatti con gli altri stati americani. E tutti i "messicani" quel giorno spariscono nel nulla. Spariscono quelli che sono li’ legalmente, e colo che sono li’ illegalmente. Non c’e’ differenza. Spariscono giornalisti famosi, attori famosi, ma anche persone che si guadagnano da vivere raccogliendo pomodori. Ovviamente quel giorno nessuno raccogliera’ pomodori, nessuno pulira’ le strade, nessuno lavera’ i piatti nei ristoranti. E i proprietari delle compagnie non si mettono a fare il lavoro che questi "messicani" sono venuti a rubare.
Solo una persona rimane immune da questa misteriosa sparizione. Uno scienziato vuole capire quale sia il fattore "L" (il fattore "latino"), e l’unica persona messicana rimasta in circolazione (o come la chiamano loro, l’anello mancante) viene mandata, con una telecamera accesa 24 ore su 24, a fare dei test per scoprire cos’e’. La protagonista viene subito considerata una santa, una mistica, e gruppi di persone le mandano biglietti augurali, le fanno serenate alla finestra, indossando sombrero e cantando canzoni in spagnolo. Tutti cominciano a sentire la mancanza dei "messicani", e vogliono che lei, la protagonista, li riporti a casa.
Il motivo per cui la protagonista non sparisce e’ semplice: in diretta tv le viene detto che in realta’ e’ armena, che e’ stata adottata da una famiglia messicana. Lei, in lacrime, dichiara di sentirsi messicana nel cuore, perche’ quella e’ la sua vera famiglia e, come per mistero, anche lei viene risucchiata nella nebbia.
Per poi ricomparire, insieme a tutti i "messicani" in california, 24 ore dopo. I "messicani" non ricordano quanto accaduto. La vita riprende dal momento in cui era interrotta. La nebbia scompare.
Il documentario mi ha fatto pensare a tutti gli stereotipi che ogni nazione ha nei confronti del "diverso". Mi ha fatto pensare a come molte cose si danno per scontate, a come molte persone che vengono dall’altra parte del confine spesso non vengono per rubare, essere molesti, o portare violenza e droga.
E poi, una piacevole sopresa, penso, per Sara Sidle, uno degli attori inghiottiti nella nebia era Eduardo Palomo. Probabilmente questo era il suo ultimo progetto.